Caso Meredith, Amanda Knox: “Io trattata come un mostro. In Italia c’ho paura”

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Come annunciato pochi giorni fa, Amanda Knox è tornata in Italia per partecipare al ‘Festival della Giustizia penale’ di Modena. L’ex studentessa americana, oggi 31enne, è tornata nel nostro Paese per parlare della sua vicenda giudiziaria legata all’omicidio della coinquilina inglese Meredith Kercher, uccisa il 1 novembre del 2007 a Perugia. La Knox nell’ambito di questo processo è stata prima condannata in primo grado insieme al fidanzato dell’epoca, Raffaele Sollecito, e successivamente è stata assolta in appello; una sentenza poi confermata in Cassazione.

La Knox ha spiegato che l’Italia è diventata “una parte di lei” e di essere tornata “perché una volta qui mi sentivo a casa e spero di sentirmi così ancora un giorno“. Dal palco ha ricordato la terribile esperienza detentiva: “La prigione mi ha cambiato. Nessuno mi credeva, neanche il cappellano con cui ora siamo diventati amici, ma lui almeno non mi ha mai giudicato. Per tutto il mondo io ero una furba, psicopatica e drogata, puttana. Ma è stata creata una storia falsa che ha scatenato le fantasie della gente. Una storia che piaceva alla gente“.

I giornalisti scrivevano di orge sessuali, mi hanno ribattezzato ‘Foxy Knoxy’, hanno fatto speculazioni. E questa storia falsa è entrata anche in aula di tribunale, mentre io in cella potevo solo soffrire in silenzio. L’inchiesta è stata contaminata da questa storia falsa ed era impossibile per me avere un processo giusto, per l’opinione pubblica io ero un oggetto da consumare“.

La Knox si è anche augurata di poter incontrare il PM Mignini che l’accusava in aula: “Spero di avere un confronto con il mio pm Giuliano Mignini, un faccia a faccia fuori dagli schemi ‘buono-cattivo’ perché era questa contrapposizione a rendere impossibile la comprensione fra noi. Per me lui era un mostro da temere e voleva solo distruggere la mia vita ma grazie al documentario di Netflix, non ho visto un uomo cattivo ma ho visto motivazioni nobili di chi voleva rendere giustizia a una famiglia in lutto“.

La Knox, in ogni caso, ce l’ha in particolar modo con i media: “Alcuni hanno affermato che con la mia presenza qui stia traumatizzando nuovamente la famiglia Kercher e profanando la memoria di Meredith, ma si sbagliano. So che molte persone pensano che io sia cattiva. So che nonostante la mia assoluzione emessa dalla Corte di Cassazione rimango una figura controversa per l’opinione pubblica, soprattutto e specialmente qui in Italia. I media hanno concentrato l’attenzione su di me e ai poliziotti serviva un colpevole per questo mi hanno arrestato senza prove e il giorno dopo hanno fatto una conferenza stampa solo per dire che il caso è chiuso“.

Tra le lacrime ha poi raccontato di aver pensato al suicidio quando si trovava in carcere: “Quando ero in carcere ho meditato sul suicidio. A vent’anni ero una ragazza felice e vivace e sono stata costretta a trascorrere da sola i miei primi 20 anni, imprigionata in un ambiente disumano e malsano. Invece di sognare una carriera o una famiglia, ho meditato sul suicidio. Tutti i membri della mia famiglia hanno avuto le loro vite sconvolte dopo questa vicenda“.

La risposta di Mignini alla Knox

L’ex Pm, oggi sostituto procuratore presso la Corte d’Appello di Perugia, ha risposto al desiderio espresso dalla Knox difendendo il suo lavoro nel caso Kercher: “Che cosa potrei dirle, mi trovo sorpreso da una simile richiesta. Prendo atto delle dichiarazioni di Amanda Knox. Io non volevo distruggere nessuno, ho fatto le indagini valutando tutti gli elementi e non c’era nessuna ostilità. Adesso sono magistrato e fra un anno andrò in pensione. Non mi occupo più di questa vicenda, quello che dovevo dire l’ho detto in requisitoria, io non ho mai avuto nessun rancore verso chicchessia“.

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